Gli sviluppatori di app per Gmail leggono le nostre mail

Il caso potrebbe far scoppiare un nuovo scandalo à la Cambridge Analytica, in questo caso per Google

Gli sviluppatori di app per Gmail leggono le nostre mail 

Secondo una recente inchiesta condotta da Douglas MacMillan, reporter che si occupa di tecnologia per il The Wall Street Journal, gli sviluppatori di terze parti hanno accesso alle mail private di diversi milioni di utenti Gmail.

Lo scorso anno, Google aveva garantito che avrebbe smesso di monitorare le mail personali degli utenti Gmail a fini di raccolta dati per creare pubblicità targettizzate. I portavoce della compagnia riportavano il desiderio dell’azienda di rassicurare gli utenti e fornire loro standard più alti in termini di privacy e sicurezza. E fin qui tutto bene, la promessa è stata mantenuta.

Il problema? Le app di terze parti

Secondo il giornalista, la situazione si fa più complicata quando si va a controllare come si stanno muovendo le app di terze parti. Ad oggi, gli sviluppatori che lavorano per app di terze parti connesse a Gmail (utilizzate da milioni di persone in tutto il mondo), hanno libero accesso a mail, orari e date di invio e altri dettagli privati.

I form non sono abbastanza chiari

Come hanno fatto notare i reporter di The Verge e Gizmodo, non si tratta in questo caso di un problema legato ad algoritmi in grado di rielaborare i dati degli utenti. Parliamo stavolta di esseri umani in carne ed ossa, cui è garantito l’accesso ad archivi contenenti dati personali e altre informazioni sensibili. Anche se queste app, per funzionare, richiedono il consenso dell’utente tramite form, non è mai stato specificato in questi moduli che un essere umano e non un computer o un algoritmo avrebbe avuto accesso al proprio archivio di mail e indirizzi.

Uno degli esempi viene da Return Path Inc.: l’agenzia colleziona dati da vendere ai marketer, raccolti monitorando le informazioni di oltre due milioni di persone che usano una delle loro app, dopo averla collegata ad un account mail (Gmail, Microsoft Corp., Yahoo). Anche se il lavoro di scansione è affidato a computer, che leggono circa 100 milioni di mail al giorno, sembra che due anni fa alcuni dipendenti siano stati incaricati di leggere oltre 8.000 mail private degli utenti, per ‘istruire’ il software della compagnia e renderne il lavoro di monitoraggio più preciso e rilevante.

I portavoce di un’altra compagnia, Edison Software, che a sua volta ha in passato permesso ad alcuni dei suoi dipendenti di accedere alle mail degli utenti, hanno risposto così al giornalista di The Verge: ‘Da allora abbiamo eliminato questa pratica e tutti i dati correlati, al fine di rimanere coerenti con l’impegno della nostra compagnia a raggiungere i più alti livelli possibili in termini di protezione della privacy’.

Sarà abbastanza?

Il caso aperto dall’inchiesta del The Wall Street Journal trascinerà Google in un nuovo scandalo à la Facebook / Cambridge Analytica? Per il momento non è ancora possibile rispondere a questa domanda, mentre sorge spontaneo un altro dubbio: in un’epoca in cui è frequente incappare in dibattiti e previsioni apocalittiche sull’intelligenza artificiale che pare pronta a sostituire quella umana sul posto di lavoro, siamo sicuri che tutti questi computer non abbiano bisogno di altrettanti umani che li sorveglino e ‘istruiscano’?