Quando i social possono fare bene alla salute

I social media sono spesso accusati di essere negativi per la salute. Ma in alcuni casi, possono aiutare i millennials (e non solo) a trovare servizi e informazioni utili

L’impatto negativo che i social media possono avere sulla salute, fisica e mentale, degli utenti, è ormai cosa nota. Una ricerca della Royal Society for Public Health, ripresa dall’Economist e dal Sole 24 Ore, ha mostrato quanto tra i giovani britannici, ad esempio, quattro dei cinque social più usati peggiorino i loro sentimenti di ansia (l’unico a salvarsi sarebbe YouTube).
La stessa ricerca, però, ha dimostrato quanto i social media siano strumenti che vengono usati in molti casi per veicolare messaggi positivi e legati al benessere fisico e alla crescita personale e spirituale.

Sui social, ad esempio, molti utenti trovano un supporto emotivo e creano o entrano a far parte di comunità, sentendosi parte di un gruppo e scambiandosi consigli e domande, spesso legate alla cura del corpo, alla crescita personale, allo sport, allo skincare o al benessere mentale.

Gli effetti più negativi, nella maggior parte dei casi, sembrano invece essere legati a un eccessivo numero di ore trascorse sulle piattaforme, in particolare su Instagram, e alla presenza di sintomi pregressi che non fanno che peggiorare con i social.

In quali casi, quindi, i social possono fare bene alla salute? E quali lezioni possono imparare operatori del settore, professionisti, strutture sanitarie e medici, per venire incontro a pazienti sempre più connessi?

Diffusione di informazioni utili sulla prevenzione

Secondo un articolo di Forbes, nonostante i millennials siano fortemente focalizzati sulla ricerca di uno stile di vita sano, il 93% di loro non prenota visite preventive, ma ricorre solo a visite all’ultimo minuto e pronto soccorso in caso di emergenza. Questa è anche la generazione, come sottolineato nello stesso articolo, che più di ogni altra cerca benefit aziendali legati al fitness, va in palestra e cerca consigli su problemi di salute o uno stile di vita più sano online.

Secondo il giornalista di Forbes Andrew Arnold, considerato che i contenuti non mancano, ma che talvolta le informazioni fornite non sono accurate o verificate (come nel caso di Goop, che ha annunciato nei mesi scorsi di voler assumere il suo primo fact checker), è importante che gli specialisti, le strutture sanitarie e i marchi coinvolti nel settore forniscano contenuti informativi accurati e utili, cogliendo lo stile e le necessità di questi utenti (e pazienti) iper-connessi.

Utilizzo dei social come banca dati

I social, soprattutto attraverso l’utilizzo di piattaforme di monitoraggio e web listening, sono una miniera d’oro di dati, per tracciare ad esempio l’impatto dell’influenza e i sintomi più riportati. Non si tratta solo di una risorsa per raccogliere informazioni quantitative sulle persone colpite da alcune patologie, ma di un ottimo strumento per monitorare, comprendere e analizzare come le persone pensano e si comportano nei casi di, ad esempio, influenza stagionale.

Servizi e prodotti a misura di millennial

Uno dei più grandi ostacoli tra i millennial e la salute è l’accessibilità, geografica ed economica, di prodotti e servizi. Alcuni progetti sono riusciti a intercettare le esigenze di questi pazienti e a fornire loro prodotti e servizi affidabili, ma meno costosi e/o recapitati a domicilio. I loro clienti, potenziali o già acquisiti, vengono spesso a scoprire di questi servizi proprio sui social o grazie ad una ricerca su Google o il consiglio di amici e contatti. Si tratta ad esempio di persona, Vitamin Buddy e care/of.

Tanti giovani (e non solo) hanno l’esigenza di trovare un momento di relax lontano dagli schermi durante le loro giornate iper-connesse. In questo senso sono molto utili le app che aiutano gli utenti a fare esercizi di meditazione in completa autonomia, come Calm e Headspace: basta ritagliarsi un piccolo spazio nella propria casa o all’aperto e prendersi qualche minuto di relax, guidati da un sottofondo musicale o da una voce registrata.

Servizi come hims e hers, invece, offrono prodotti e farmaci con ricetta a prezzi ridotti, oltre alle consulenze di oltre un centinaio di specialisti qualificati. hims vende ad esempio prodotti contro la caduta dei capelli, medicine per la disfunzione erettile, prodotti di skincare per il viso e integratori di vitamine. Su hers, è possibile ordinare prodotti per i capelli, skincare anti-aging e contro l’acne, ma anche la pillola anticoncezionale. I prezzi sono contenuti e si possono attivare servizi di delivery mensile.

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