Smartphone a scuola, fra rendimento e disuguaglianza sociale

Due ricerche dell'Università Bicocca indagano su come l'utilizzo non regolato incida sui risultati e su come questa tendenza si intrecci con il livello d'istruzione delle famiglie

Gli effetti della diffusione massiccia delle nuove tecnologie, in particolare degli smartphone a disposizione dei cosiddetti “nativi digitali”, che non sempre hanno ricevuto un’adeguata formazione all’utilizzo di questi nuovi strumenti, è sempre più al centro del dibattito sociale e scientifico. Due recenti ricerche sviluppate dall’Università di Milano Bicocca si sono soffermate in particolare sul rapporto tra l’uso pervasivo dello smartphone nei momenti più importanti della giornata e il rendimento scolastico, e su come questa relazione cambi in base al livello di istruzione della famiglia di provenienza dei ragazzi. Due analisi che hanno evidenziato come il fenomeno avrebbe rilevanza anche dal punto di vista della disuguaglianza sociale.

Il campione e il metodo della ricerca

I due studi, pubblicati su Polis e sull’Handbook of Digital Inequality, sono stati condotti dal responsabile Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei Media all’Università di Milano Bicocca e coordinatore del centro di ricerca “Benessere Digitale”, che si occupa del rapporto tra media digitali e qualità della vita svolgendo anche attività di formazione sull’argomento, e da Tiziano Gerosa, assegnista di ricerca ed esperto di misurazione in ambito educativo. Le ricerche hanno potuto analizzare l’intera popolazione scolastica degli istituti superiori della Valle d’Aosta: 4.675 ragazzi il cui comportamento e contesto familiare è stato analizzato attraverso la compilazione di appositi questionari. Le loro risposte sono poi state messe in relazione con il rendimento scolastico che per 600 di loro (il campione dello studio con una platea minore ma un’analisi più dettagliata) è stato ricavato dai dati Invalsi ufficiali. Mentre per la ricerca che ha considerato l’intero campione i voti sono stati autodichiarati nei questionari.

Relazione negativa tra uso dello smartphone e rendimento scolastico

Gli studi hanno innanzitutto confermato una tendenza già evidenziata da altre ricerche, quella di una relazione negativa tra uso non regolato dello smartphone e rendimento scolastico, per la quale all’aumentare del primo diminuisce il secondo: «Non si può parlare di rapporto di causalità vero e proprio – spiega Marco Gui – ma di una “relazione robusta” che si avvicina molto alla causalità, considerando anche i numerosi fattori analizzati». I dati emersi dalle risposte degli studenti hanno poi evidenziato la pervasività dell’utilizzo dello smartphone in diversi momenti della quotidianità dei ragazzi legati alla socialità, allo svago o allo studio: in particolare il 55% ha dichiarato di usare spesso o sempre questo dispositivo mentre guarda la tv; il 56% quando svolge i compiti e il 59% mentre è in compagnia degli amici. La quota di utilizzatori assidui scende al 31% nel corso delle lezioni a scuola, al 20% durante la notte e al 16% a cena con i familiari.

L’uso dello smartphone nei diversi contesti di formazione scolastica

Gli studi sono poi andati oltre, mettendo in relazione i dati sul rapporto tra uso dello smartphone e rendimento a scuola con i livelli di titoli di studio delle famiglie di provenienza degli studenti, divise tra quelle con genitori laureati, diplomati o con la licenza media. Ciò che in primo luogo si è evidenziato è che al crescere del titolo di studio dei genitori scende la percentuale di utilizzo dello smartphone da parte dei figli, che ad esempio nel momento della cena passa dal 13% nelle famiglie di laureati al 15% in quelle di diplomati fino al 21% in quelle con genitori con la licenza media. Una relazione che è confermata anche dai numeri riguardanti altri momenti della giornata con percentuali che passano dal 52% al 60% di uso mentre si guardano film e tv, dal 56% al 60% mentre si è con gli amici, dal 52% al 58% mentre si fanno i compiti e dal 17% al 22% di utilizzo durante la notte. «Riguardo a questo trend – prosegue Gui – per ora si possono provare ad avanzare solo possibili interpretazioni. Una può essere quella secondo la quale nelle famiglie con un maggiore capitale culturale c’è una tendenza superiore a guidare i comportamenti dando regole e direttive, anche riguardo all’uso degli smartphone. E inoltre in questi nuclei familiari spesso sono disponibili più attività e stimoli alternativi al cellulare».

Lo smartphone come fattore che aumenta la disuguaglianza sociale?

Unendo tutti questi dati è quindi emerso che gli studenti di famiglie con un retroterra di preparazione scolastica meno avanzato, che già statisticamente ottengono risultati scolastici inferiori rispetto a quelli con contesti culturali più elevati, vedono questo gap aumentare “in misura piccola ma statisticamente significativa” a causa dell’uso pervasivo e non guidato dello smartphone che è maggiore nei loro nuclei di appartenenza. «Le conclusioni mettono in luce che l’uso non regolato dello smartphone rappresenta un problema anche rispetto alla disuguaglianza sociale – sintetizza Gui – in un certo senso si è passati da un digital divide basato sulla scarsità di accesso ad un divario basato invece sull’utilizzo eccessivo e non guidato. Mentre si dibatte sul se e sul come lo smartphone possa essere impiegato nella didattica, questi studi mostrano una urgenza in parte diversa, quella di intervenire per sviluppare negli studenti capacità di regolazione e gestione dell’uso dello smartphone in ambito extrascolastico, in particolare nell’ambiente familiare».

Paolo Scandale


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