USA, effetto boomerang per gli spot contro le fake news

I giornalisti del gruppo hanno dovuto diffondere un discorso preconfezionato sull'imparzialità dei media, che è stato a sua volta tacciato di essere parziale e schierato

USA, effetto boomerang per gli spot contro le fake news

La polemica sulle fake news non si ferma e aumentano gli interrogativi su come arginare il fenomeno, non solo sui social media. Uno degli ultimi esempi eclatanti ha travolto infatti il mondo del giornalismo televisivo negli Stati Uniti e in particolare diversi anchor del Sinclair Broadcast Group che, nel tentativo di prendere una posizione contro la diffusione di notizie false, ha messo in una posizione difficile i suoi dipendenti.

A marzo Brian Shelter di CNN aveva rivelato che il Sinclair Broadcast Group, proprietario di 173 canali televisivi negli Stati Uniti, avrebbe costretto i suoi conduttori a registrare tantissimi spot di un minuto, tutti con lo stesso script, contro il ‘preoccupante trend delle news faziose che affligge il nostro Paese’. I giornalisti del gruppo si sono quindi trovati a dover diffondere un discorso preconfezionato sull’imparzialità dei media, che è stato a sua volta tacciato di essere parziale e schierato, visti i legami che intercorrono tra il gruppo e diversi esponenti politici repubblicani e conservatori. Lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è pronunciato a favore dell’iniziativa con un tweet.

Gli spot in questione non sono stati immediatamente notati da giornalisti e critici dei media, anche per l’audience abbastanza ridotta di alcuni dei canali del gruppo, che sono locali e non hanno quindi portata nazionale. Hanno iniziato ad attirare l’attenzione quando ThinkProgress ha pubblicato venerdì 30 marzo un breve montaggio che mostrava i vari giornalisti del Sinclair Broadcast Group intenti a leggere lo stesso discorso. Il concept è stato ripreso da un video montaggio simile, ma più lungo ed elaborato, realizzato dal video director di Deadspin Tim Burke e diffuso sabato 31 marzo, che ha messo insieme frammenti di video trasmessi da 45 diversi canali del gruppo, che mostrano gli anchor pronunciare le stesse identiche parole contro le fake news.

Here's what happens when one corporation owns all the TV stations: http://deadsp.in/1viUtp6

Pubblicato da Deadspin su sabato 31 marzo 2018

Il video è diventato rapidamente virale, anche grazie a un altro conduttore tv: John Oliver, che il mese scorso si era fatto notare anche in Italia con un discorso sulle nostre elezioni, si è così pronunciato sulla campagna del Sinclair Broadcast Group contro le fake news, durante il suo programma Last Week Tonight: ‘Niente dice che diamo valore ai media indipendenti quanto decine di reporter costretti a ripetere lo stesso messaggio come membri di un culto che hanno subìto un lavaggio del cervello’. Anche Jimmy Kimmel ha commentato il video con un tweet, che riutilizza ironicamente una frase dello script degli spot contro i suoi stessi contenuti.

Anche alcuni giornalisti del gruppo si sono schierati contro l’iniziativa, rivelando che alcune condizioni contrattuali rendevano per loro difficile se non impossibile una presa di posizione netta o le dimissioni, che li avrebbero penalizzati anche dal punto di vista economico in maniera insostenibile per molti.

In questo clima teso, di dita reciprocamente puntate contro diverse istituzioni e media, molti esperti di comunicazione e politica si stanno chiedendo se il giornalismo, che dovrebbe avere un ruolo da watchdog del potere e da gatekeeper responsabile, abbia bisogno a sua volta di un watchdog o di regole più chiare e definite per tutelare al contempo i suoi membri e i suoi lettori e spettatori.

 

di Miriam Goi


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