Troppo sensazionalismo sull'Intelligenza Artificiale

Un reporter del Guardian ha puntato il dito contro il sensazionalismo giornalistico che influenza la narrazione dell'intelligenza artificiale

Lo scorso luglio, Fast Company ha pubblicato un pezzo dal titolo ‘AI Is Inventing Languages Humans Can’t Understand. Should We Stop It?‘ (L’intelligenza artificiale sta inventando linguaggi che gli umani non possono comprendere. Dovremmo fermarla?). L’articolo, tuttora online, fa riferimento a un esperimento con alcuni bot condotto da cinque ricercatori della unit di Facebook Artificial Intelligence Research nel giugno del 2017. Ma secondo Oscar Schwartz, reporter del Guardian, quello di Fast Company non sarebbe altro che l’ultimo caso di sensazionalismo giornalistico applicato al tema dell’AI.

Un nuovo linguaggio?

L’intelligenza artificiale non ha inventato un nuovo linguaggio, anzi. Molto più semplicemente (forse troppo, per alcuni reporter), i bot coinvolti in conversazioni in stile negoziazione hanno incontrato ostacoli nel loro linguaggio, perché i loro programmatori non avevano inserito alcuni limiti nella generazione di frasi che rispettassero i parametri dell’inglese parlato, con risultati stravaganti come “Balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to.”. Come riporta il Guardian, i risultati di questo studio non sono stati considerati particolarmente sorprendenti da altri ricercatori e scienziati.

Falso allarme

In seguito alla pubblicazione dell’articolo di Fast Company, diventato virale, diversi quotidiani e siti web hanno rincarato la dose, con distopici riferimenti a Frankenstein e alla trama del film Terminator. Un giornale online, BGR, è arrivato ad affermare “Gli ingegneri di Facebook vanno nel panico e staccano la spina dell’AI dopo che i bot avevano sviluppato il loro linguaggio”.

Sensazionalismo sull’AI… anche in Italia

Anche l’Italia non è stata da meno. Lo scorso agosto, non sono mancati titoli come “Facebook blocca i suoi bot: l’intelligenza artificiale ha creato un nuovo linguaggio (che l’uomo non capisce)” (Corriere.it), “Facebook sospende il test per l’Intelligenza Artificiale: “Due bot hanno inventato un proprio linguaggio, incomprensibile all’uomo” (HuffPost), “Due robot iniziano a parlare in una lingua sconosciuta: sospeso l’esperimento di Facebook” (FanPage). Alcuni giornali, come Focus, hanno smentito la notizia e ridimensionato la portata della scoperta, altri invece hanno mantenuto online solo la versione sensazionalistica della “notizia” e, considerato il numero di share sui social dei rispettivi articoli, è probabile che molti utenti siano stati investiti dalla fase di allarmismo ma non da quella della smentita.

La disinformazione sull’AI dilaga

Secondo Zachary Lipton, assistant professor nel dipartimento di Machine Learning della Carnegie Mellon University, gli ultimi anni hanno visto l’esplosione di quella che lui definisce “epidemia della disinformazione sull’AI”, in cui diverse ricerche scientifiche vengono mal interpretate e date in pasto ai lettori in tutta fretta, per guadagnare qualche click e retweet in più. “Fare reali progressi nel campo dell’AI richiede un discorso pubblico sobrio e informato,” ha affermato Lipton. “Attualmente, il discorso è così squilibrato da rendere impossibile capire cosa è importante e cosa non lo è”.

Non è una novità

Secondo il Guardian, questa ondata di disinformazione non è una novità, ma somiglia a quella che investì l’intelligenza artificiale già nel secondo dopoguerra. Quell’ondata fu seguita da una forte disillusione che colpì il settore e soprattutto i finanziamenti destinati ad esso, perché gli investitori avevano sviluppato aspettative ben lontane dalla realtà, anche grazie al sensazionalismo spinto di molti giornali e tabloid.


Contattaci

Per qualsiasi informazione, scrivici una mail
Questa non è comunicazione 2.0. È il solo modo di comunicare.




20% di sconto

Approfitta dell'offerta

Per lanciare la nostra nuova Academy ti offriamo uno sconto esclusivo del 20% per uno dei nostri corsi. Approfitta subito dell'offerta, è valida fino al 15 febbraio. Inserisci, al momneto del pagamento, il codice coupon: 20_ACADEMY