Perché è importante la serie Kiss Me First su Netflix

 
Prodotto televisivo britannico e ispirato al libro omonimo di Lottie Moggach ha il suo perno narrativo nella realtà virtuale di un videogioco chiamato Azana

Diciamolo subito, Kiss Me First è una serie imperfetta con qualche buco di sceneggiatura e un finale aperto di cui non si sentiva il bisogno eppure è uno show inglese da tenere a mente. Trasmessa nello scorso aprile dal canale inglese Channel 4 e ora disponibile su Netflix, Kiss Me First è spirata all’omonimo libro di Lottie Moggach e pone al centro della narrazione una piattaforma di videogiochi che introduce ad una realtà virtuale di nome Azana. Un mondo alternativo amato e condiviso in tutto il pianeta. E nel suo avvicendarsi tra realtà virtuale e reale che sta il perno della trama.

Kiss Me First non è Ready Player One

Siamo però ben lontani dalla ipertrofica e super tecnologica esperienza cinematografica di Ready Player One, l’ultima pellicola di Steven Spielberg che ha nella matrice letteraria e nell’alternarsi tra mondo reale (estremamente deludente e triste) e mondo digitale (eccitante, consolatorio e ricco di opportunità) il punto di contatto con Kiss Me First. In realtà se poi si guarda a Kiss Me First le tematiche che tratta sono ancora più vicine ad alcuni episodi del seminale lavoro che stanno facendo gli autori di Black Mirror. Senza dimenticare i riferimenti a Matrix dettati da una misteriosa zona franca all’interno del mondo di Azana chiamata Red Pill.

Quindi non è originale e non è scritta bene nonostante sia una serie firmata da quel genio di Bryan Elsley, autore del riuscitissimo Skins, eppure è importante. Kiss Me First lascia il segno perché rende seriali e mainstream certi temi e certi mondi digitali. Ricordando alla nostra società, ai nostri politici e a quanti guardano al futuro con apprensione che i semi di quel mondo sono già ben presenti nella realtà che ci circonda. E che dobbiamo almeno porci certi problemi prima che questi diventino la nostra realtà.

Kiss Me First il mondo virtuale ci fa belli

In Kiss Me First la giovanissima Leila Evans (la brava Tallulah Haddon) cerca rifugio dalla sua vita opprimente – ha appena perso la madre molto malata aiutandola a suicidarsi – nel mondo di Azana dove tra giochi di guerra di vario genere tutti sembrano stare meglio. Un mondo accessibile però a pagamento, quindi la Evans trova lavoro in un fast food. Nella realtà di Azana però la triste Leila diventa la brillante Shadofax ed entra in contatto con un gruppo segreto che ha accesso ad un parte esclusiva di questo mondo. Da questo momento l’alternanza tra reale e virtuale diventa sempre più angosciante perché alcuni di loro incontro la morte e sembra chiaro che alle spalle di queste tragedie ci sia un personaggio manipolatore, Adrian, che ne sta orchestrando la loro fine prima nel mondo virtuale e poi in quello reale. Shadowfax però si affeziona alla sua nuova amica incontrata nel cyberspazio e combatte contro questo maligno demiurgo fino a mettere in crisi la stessa complessità di Azana.

Kiss Me First la tecnologia al servizio della serialità

L’Inghilterra di Kiss Me First è la nostra Inghilterra, lontana dal centro di Londra ma fatta delle solite casette con il giardino davanti, i fast food gestiti da emigrati di seconda o terza generazione, la guida a sinistra. Un mondo dove in molti però non si sentono a loro agio o felici, soprattutto i più giovani. Capiamo presto che il personaggio principale della serie ha abbandonato la scuola nonostante la sua bravura in matematica. Per questo il fascino di Azana è così forte: la realtà virtuale è più attraente di quella concreta di tutti i giorni così si lavora nel nostro mondo per fuggire in quell’altro. Niente è in grado di soddisfare le aspettative e quindi non resta che la fuga digitale mentre il lavoro è solo uno strumento per pagarsi appunto questi piaceri in 3D. Il passaggio da un piano all’altro è facile da un punto di vista registico e questa facilità tecnologica che consente di non perdere di credibilità è il vero segno dei tempi. Ma l’aspetto più interessante di Kiss Me First è nella sua modernità espressa dai suoi difetti: è una serie che non sfrutta compiutamente tutti gli spunti che propone ma normalizza la realtà digitale nella serialità televisiva, utilizzando temi sociali e problematiche tecnologiche che sono al centro e lo saranno sempre di più del dibattito più importante che c’è in questo momento ossia quale futuro vogliamo, o meglio quale futuro stiamo costruendo, per noi e per i nostri figli.

Massimiliano Carbonaro


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