Polemiche per le nuove sedi di Amazon

L'annuncio di un HQ2 Amazon ha scatenato diverse polemiche, ma soprattutto una paura: l'effetto San Francisco travolgerà altre città?

Amazon è di nuovo al centro delle polemiche. L’annuncio dell’apertura di un “HQ2” (una seconda sede operativa dell’azienda) negli Stati Uniti è stata accolta infatti da diverse critiche.

Il primo motivo per cui la ricerca di un HQ2 Amazon non è passata inosservata è che l’annuncio è stato reso pubblico mesi prima che la città in questione fosse individuata. Questa strategia ha scatenato una “corsa all’oro”, in cui città americane di diverse dimensioni hanno cercato di conquistare la multinazionale con promesse di agevolazioni fiscali e incentivi, nella speranza di ottenere in cambio posti di lavoro per dipendenti altamente qualificati e altri benefit per la propria area.

Incentivi da capogiro

Gli incentivi sono stati promessi da città come New York, in cui diversi cittadini hanno fatto notare il contrasto tra il pessimo stato di molte infrastrutture, specie pubbliche (si veda ad esempio la linea metropolitana, che sta vivendo una crisi economica molto importante), e la relativa fretta con cui i finanziamenti pubblici sono stati individuati per attrarre Amazon.

Pochi giorni fa, la ricerca di una location per la HQ2 è terminata con un piccolo colpo di scena: le città individuate sono tre. Il cosiddetto HQ2 si dividerà infatti tra una sede nel Queens a New York, una ad Arlington in Virginia e un hub logistico a Nashville.

Quest’ultima città ha promesso ad esempio 15 milioni di dollari al gigante dell’e-commerce. Il Tennessee, stato di cui Nashville è capitale, altri 87 milioni di dollari. Tennessean, criticando la decisione di attrarre la seconda azienda più importante al mondo con soldi pubblici di cui potrebbe beneficiare la città, ha pubblicato pochi giorni fa un elenco di iniziative che si potrebbero finanziare con cifre equivalenti: con 87 milioni di dollari si potrebbero acquistare 280.000 assicurazioni sanitarie per sei anni per cittadini del Tennessee con un basso salario. 15 milioni di dollari potrebbero risollevare lo stato di crisi di diverse scuole pubbliche locali e fornire gli aumenti che erano stati promessi ai dipendenti dei trasporti pubblici e che non sono mai arrivati.

Città a rischio diseguaglianza

A New York, si parla di cifre ancora più importanti: sono stati promessi infatti 1.2 miliardi di dollari in crediti di imposta rimborsabili oltre a 325 milioni in contanti per lo sviluppo aziendale.
Lo scenario più preoccupante, per molti osservatori e giornalisti, è comunque quello futuro: l’afflusso di migliaia di tech worker, provenienti da ogni angolo degli Stati Uniti e plausibilmente del mondo, potrebbe peggiorare il grave stato di diseguaglianza già presente nella città e in particolare penalizzare le persone più deboli e a basso reddito, specie in un quartiere ancora molto popolare e relativamente conveniente qual è il Queens.

Molti politici si sono ribellati, esprimendosi a sfavore dell’iniziativa oppure proponendo di cambiare i regolamenti locali sulle donazioni alle aziende. Il democratico Ron Kim ha annunciato ad esempio di voler introdurre una legge che blocchi i sussidi allo sviluppo delle aziende che New York elargisce con molta facilità e usi gli stessi soldi per comprare e ripagare il debito di migliaia di studenti.

Effetto San Francisco

Non è necessario schierarsi contro o a favore l’iniziativa di Amazon per porsi una domanda, che coinvolge sia il mondo tech che la pubblica amministrazione: New York, Arlington e Nashville rischiano un effetto San Francisco oppure è possibile preparare le città ad accogliere in modo sostenibile i giganti tech?

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