Il NYT indaga le fake views su YouTube

I manager di YouTube dichiarano che il problema delle fake views è contenuto. Ma le scoperte del NYT raccontano un'altra storia

Il business delle views e dei like fake è sempre più florido, come dimostra una recente inchiesta, pubblicata dal New York Times. Un reporter che lavora per il quotidiano, Michael H. Keller, ha fatto un esperimento: caricare su un canale YouTube senza follower alcuni estratti video di discorsi presidenziali, per poi acquistare views da nove diversi rivenditori e monitorare i risultati ottenuti.

Un problema di lunga data

Secondo il NYT, nel 2013 la situazione si era fatta così drammatica da portare ad avere tante views generate da utenti fake e bot quante da utenti reali. Nonostante un dirigente di YouTube abbia assicurato allo stesso Keller di avere ora la situazione sotto controllo e “sistemi molto buoni di individuazione delle anomalie”, su miliardi di views al giorno è possibile che almeno qualche decina di milioni di views riesca tuttora a ingannare i filtri della piattaforma. O questo almeno è quello che sembrerebbero dimostrare i risultati dell’esperimento.

Come funziona il business delle fake views

Il reporter ha acquistato le sue fake views da Martin Vassilev, un imprenditore “self-made” che, lavorando dalla sua casa in Ottawa, Canada, è riuscito a guadagnare una cifra stimabile in circa 200.000 dollari. Il suo sito, 500Views.com, che si appoggia a siti terzi che offrono pacchetti di views, like e dislike, ha raggiunto nel 2014 la prima pagina dei risultati di Google per ricerche relative a servizi di vendita di views YouTube, riuscendo da allora a completare tra le 150 e le 200 vendite al giorno, per un guadagno di oltre 30.000 dollari al mese.

Guadagni reinvestiti in pubblicità

Vassilev, come altri imprenditori del suo stesso settore (viene ad esempio citato dall’articolo Carlton E. Bynum II, 24enne fondatore del sito GetLikes.click), reinveste gran parte del guadagno in annunci pubblicitari per sponsorizzare il suo servizio che, guarda caso, girano su Google AdWords, un’altra piattaforma Google che fatica a bloccare efficacemente certi tipi di contenuto e parole chiave.

Gli acquisti del New York Times

Keller ha acquistato un primo pacchetto di views fake a gennaio. Dopo un mese di test ha mostrato i risultati a YouTube, i cui rappresentanti hanno dichiarato che le falle che avevano permesso questo tipo di acquisizione di views erano state nel frattempo risolte. È stato allora che Keller ha riacquistato sei dei nove pacchetti comprati in precedenza. Le views fake si sono accumulate di nuovo, con lievi differenze in termini di velocità.

 

Un rischio per politica e informazione

Tra gli acquirenti di vari pacchetti di views fake su YouTube, ci sono stati negli ultimi anni James Brown di RT (il canale TV di news finanziato dal governo russo), il filmmaker conservatore Ami Horowitz, un giornalista di Al Jazeera English e l’ex responsabile della sezione video del The New York Post (questi ultimi due non lavorano più per le rispettive aziende). “Mi preoccupa che, mentre Twitter e Facebook sembra che abbiano fatto progressi credibili in quest’area, YouTube stia ancora faticando a identificare le attività non autentiche e coordinate sulla sua piattaforma”, ha dichiarato il senatore della Virginia Mark Warner, rappresentante di spicco dei Democratici all’interno dell’Intelligence Committee.

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