GDPR, siti di news americani bloccati a utenti UE

La GDPR sta avendo effetti inaspettati: tra gli altri, l'accesso a diversi siti di news statunitensi è bloccato agli utenti UE

GDPR, siti di news americani bloccati a utenti UE

Diversi siti di quotidiani statunitensi risultano inaccessibili agli utenti europei. La causa? L’entrata in vigore della GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento generale UE n. 2016/679, sulla protezione dei dati. A partire dal 25 maggio, infatti, tutti i siti web che ricevono traffico da Paesi europei hanno dovuto adeguarsi alle nuove regole, di cui abbiamo già parlato qui. Tra le novità introdotte, quella che impone di richiedere il consenso agli utenti per l’utilizzo dei loro dati, nel caso vengano raccolti e utilizzati per creare pubblicità targettizzata.

Siti come quello del Los Angeles Times, Chicago Tribune e The Dallas Morning News risultano completamente inaccessibili da questo lato dell’oceano. Sull’home page di quest’ultimo, ad esempio, compare questo messaggio: ‘Il nostro sito non è disponibile per i visitatori dell’Unione Europea mentre lavoriamo con i nostri partner per garantire la protezione dei vostri dati‘.

Come si muovono i publisher?

Secondo Digiday, il Washington Post, adeguatosi al nuovo regolamento e introdotto un form per richiedere il consenso agli utenti, sta cercando di vendere a prezzo maggiorato agli utenti dell’Unione Europea la versione del sito a pagamento e priva di pubblicità. Topix e USA Today, invece, hanno aggirato temporaneamente il problema mostrando agli utenti dell’UE pubblicità non targettizzate. Secondo il CEO di Topix Chris Tolles questa scelta, nonostante possa suonare azzardata, non dovrebbe avere un grosso impatto in termini economici, perché gli utenti europei costituiscono una piccola percentuale dell’audience del suo sito.

Meglio la cautela

Il CEO di The Media Trust, Chris Olson, ha dichiarato che gli editori in questo momento non vogliono perdere il loro pubblico proveniente dall’Unione Europea, ma vogliono continuare a raggiungerlo senza correre il rischio di infrangere la legge e pagare di conseguenza una penale pari al 4% delle proprie revenue globali. Considerato che per molti operatori non è ancora chiaro quali siano le soluzioni tecnologiche più sicure e a prova di GDPR, molti publisher stanno aspettando e osservando i competitor, per verificare anche come si muoveranno le autorità, plausibilmente dopo la pausa estiva.

Nuove leggi in arrivo anche negli USA

Un altro dei motivi dietro a tanta cautela è che gli stessi Stati Uniti si stanno preparando a una legislazione interna più rigida e precisa, in materia di protezione della privacy e dei dati degli utenti. In California, ad esempio, è stata appena approvata una privacy law che potrebbe diventare presto lo standard anche nel resto del Paese. Non avrebbe senso e sarebbe troppo dispendioso, per gli editori statunitensi che non dipendono in maniera eccessiva dai visitatori dell’Unione Europea, implementare modifiche che poi potrebbero dover essere riviste e annullate nel giro di pochi mesi, per far spazio a un nuovo regolamento, che colpirebbe anche l’audience americana. Gli avvocati stanno avvertendo le aziende: per una volta, meglio non essere i primi, né farsi notare più di tanto. Meglio stare nel mezzo e attendere una risposta più chiara da legislatori e consulenti, locali e internazionali.


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