Come i nerd stanno reinventando la cultura pop

Fai attenzione alla struttura. Questa è una delle prime cose che ti insegnano quando inizi a scrivere per la televisione. Se vuoi raccontare una storia decente, devi essere sicuro della sua forma. Devi essere abbastanza abile da mettere insieme tutti i “battiti” della narrazione, tessendo lo sviluppo del personaggio attraverso la trama, costruendo la tensione verso il finale. È più difficile di quanto si possa pensare. Allo stesso tempo, è anche infinitamente più semplice che cercare di imporre una struttura significativa al groviglio frenetico della vita reale.

La tecnologia cambia la struttura delle storie

L’articolo di Laurie Penny pubblicato su Wired parla di come la tecnologia sta cambiando la struttura delle storie che raccontiamo. Negli anni ‘90 la cultura pop era molto limitata. Personaggi gay e queer esistevano a malapena al di fuori di Will e Grace. “Così – spiega l’autrice – ho iniziato a scrivere le mie storie, la maggior parte delle quali presentava un’eroina ansiosa, irrequieta, tragicamente fraintesa con eccitanti superpoteri e – incredibile a dirsi – con degli amici. A volte ambientavo le storie nei mondi dei miei libri preferiti: Il Signore degli Anelli, Buffy l’ammazzavampiri, Harry Potter. All’inizio non trovavo una parola per definire quel tipo di scrittura, e quasi me ne vergognavo. Quando finalmente Internet è arrivato a casa nostra nel Sud dell’Inghilterra, ho scoperto che non ero l’unica a intrufolarsi nelle opere protette da copyright. Da qualche parte là fuori c’erano persone come me, che scarabocchiavano note a margine delle sceneggiature dando a questa attività anche un nome. La chiamavano fan fiction”.

Fan fiction, come nasce e cosa diventa

La fan fiction è, in un certo senso, antica quanto la letteratura stessa. Paradise Lost era un fanfic biblico; L’Inferno di Dante potrebbe essere considerata la prima storia self-insert del mondo occidentale. The Baker Street Irregulars, l’associazione che univa i fan di Sherlock Holmes, è stata fondata a New York 85 anni fa. Moltissimi scrittori hanno affiancato trame sovversive, inaspettate o stravaganti a opere tradizionali, dove difficilmente sarebbe stato possibile incontrare alcune tipologie di personaggi e dove con poche probabilità alcuni eventi narrativi sarebbero potuti avvenire. A fianco dei fenomeni più noti generati dalla diffusione di Internet, silenziosamente, al margine, è emerso un nuovo genere di narrativa, in grado di influenzare la traiettoria della produzione culturale nel suo complesso.

Il caso Harry Potter

Uno dei fandom – mondo dei fan – più prolifici è sempre stato quello di Harry Potter. Qui una generazione di giovani scrittori ha iniziato a farsi le ossa. Su siti come FanFiction.net e LiveJournal, Sirius non muore ed Hermione non è bianca. Warner Bros., la casa di produzione, ha cercato di reprimere la fantasia dei fan, bombardando questi siti con minacciose lettere di cessazione; i giganti dell’intrattenimento hanno impiegato molto tempo per rendersi conto che, all’esatto contrario, i fandom generano entusiasmo (e quindi entrate). Nessuno stava cercando di fare soldi con la proprietà intellettuale di J. K. Rowling. Non si trattava di correggere l’universo di Harry Potter, ma di ampliarlo, divertendosi. La fiction dei fan è stata e rimane un atto d’amore per l’opera originale, oltre che un desiderio per tutto ciò che non è.

La forza della community

Quell’intrigante nonsense non figurava nel programma ufficiale di Oxford, che faceva una distinzione implicita tra la narrazione del mercato di massa a buon mercato e la letteratura ufficiale delle grandi opere. Gli scrittori che si studiano all’Università sono in gran parte bianchi, uomini e per lo più morti. A Oxford – ricorda ancora Laurie Penny – solo concentrarsi sulle scrittrici donne era visto dagli insegnanti come un segnale di scarsa serietà. Le storie delle donne, proprio come le vite delle donne, sono state a lungo ritenute meno serie. Il fandom si è presentato al pubblico con un vocabolario più viscerale in termini di anti-sessismo e anti-razzismo. Nelle comunità fanfic, esiste una profonda connessione tra il modo in cui una persona vede il mondo e le storie che legge e scrive. “Il fandom è stato importante per la mia educazione universitaria al pari di tutto ciò che ho imparato durante le lezioni, e che a volte ho saltato a favore del dibattito sulle teorie alternative dei fan di Buffy al pub – scrive l’autrice -. Nel mio ultimo anno ho messo insieme le due vite, scrivendo articoli sulla storia della tecnologia delle comunicazioni. La stampa a caratteri mobili ha cambiato la struttura dello storytelling, così come ogni cambiamento tecnologico che ne è seguito, dalla televisione a Internet. Questo, in particolare, è ciò che Marshall McLuhan intendeva quando scrisse il mezzo è il messaggio: la natura e il formato di una tecnologia di comunicazione, molto più che il contenuto di quella comunicazione, riorganizza le categorie del pensiero collettivo”.

Il viaggio dell’eroe

The Hero With a Thousand Faces di Joseph Campbell, il libro più venduto sulla nota formula del “viaggio dell’eroe” e sulle regole della narrazione, fu pubblicato alla fine degli anni ’40. La tesi centrale si fonda sulla semplice idea che quasi ogni storia che vale la pena raccontare riguarda un ragazzo e la sua crescita personale mentre supera gli ostacoli, combatte i mostri, acquisisce saggezza, si innamora e torna a casa diverso ma sicuro di sé. Nel 1985, lo studioso della storia di Hollywood Christopher Vogler mise in mano un riassunto del libro ad amici, colleghi e dirigenti Disney. Presto, nelle parole di Vogler, “i dirigenti passarono l’opuscolo a scrittori, registi e produttori come guida per realizzare modelli di trama universali e commerciali”.

Stereotipi incompleti

Il viaggio dell’eroe è stato e rimane il modello per creare i successi di Hollywood. Secondo il racconto di Campbell, non è solo il modo migliore di raccontare una storia, bensì l’unico modo, tramandato dall’era classica. Tuttavia, molte persone non sono riuscite a ritrovarsi in quello schema. Secondo la psicoterapeuta Maureen Murdock, Campbell stesso ha affermato che le donne non avevano bisogno del viaggio dell’eroe, rappresentando piuttosto “il luogo in cui il protagonista sta cercando di arrivare”. La scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie ha parlato dei pericoli insiti in una storia centrata su un solo personaggio: “La storia singola crea stereotipi e il problema con gli stereotipi non è che non sono veri, ma che sono incompleti. Fanno diventare una storia l’unica storia”.

Fantascienza e Fan fiction

Ciò che ha riunito gli scrittori di fan fiction è la sensazione di essere esclusi da quei grandi miti sociali creati sulla base arbitraria del genere, dell’etnia o della classe di appartenenza. Ma verso la metà del 2010, molti scrittori emergenti hanno iniziato a dominare le liste “ufficiali” di fantascienza: Charlie Jane Anders, Emily St. John Mandel, Catherynne Valente, Naomi Alderman, Ken Liu, Carmen Maria Machado, Annalee Newitz, Nnedi Okorafor, Seanan McGuire, NK Jemisin. All’improvviso, la maggior parte delle pubblicazioni era scritta da persone (e con protagonisti) che non erano i soliti uomini bianchi che sognavano la guerra nello spazio. La serie Broken Earth di Jemisin, vincitrice di numerosi premi, esplora un’ampia varietà di temi, inclusi i conflitti e l’oppressione culturale, per citare un esempio.

Tv e streaming

D’altra parte, la televisione e lo streaming online stanno guidando l’evoluzione di una nuova e potente specie ibrida di cultura di massa, collettiva senza essere omogenea. Mentre la televisione diventa più diversificata e più audace, l’industria cinematografica è in ritardo. I film sono ancora ostacolati dal loro stesso formato: devono raccontare storie di una certa lunghezza che persuaderanno abbastanza persone a lasciare le loro case, trovare un posto per parcheggiare e comprare un biglietto. Ecco perché successi di supereroi, remake infiniti, sequel di sequel dominano il botteghino: scommesse sicure.

Serie tv

Le serie tv, nel frattempo, permettono la coesistenza contemporanea di molte storie, grazie all’avvento delle piattaforme di streaming (Netflix, Amazon, Hulu, HBO). La tecnologia di streaming ha reso qualsiasi spettacolo teoricamente accessibile a chiunque, in qualsiasi momento. Un autore televisivo non è più obbligato a fare appello a un numero molto elevato di persone in un determinato momento ogni settimana e a mantenere la sua attenzione durante le interruzioni pubblicitarie. Improvvisamente, la TV diventa un mezzo che può trovare il suo pubblico ovunque nel mondo, purché abbia la banda larga. Nessuno deve più scrivere storie “universali”, perché ogni spettacolo o serie può trovare il suo pubblico, mentre i fan possono confrontarsi simultaneamente online in una miriade di siti dedicati.

Dove si va

La fan culture è febbrile, volatile e del tutto incontrollata, e le barriere tra pubblico e spettatori si stanno abbattendo. Ciò che la fan fiction ha trasmesso alla nuova generazione di creatori è la comprensione del fatto che possono esistere più storie contemporaneamente. La produzione culturale ufficiale sta cominciando a somigliare sempre di più alla fan fiction: una pluralità di possibilità a cascata. Ma non è stata la fan fiction stessa a mettere in atto il cambiamento: è stata la tecnologia che ha permesso l’esplosione della cultura dei fan e ha abbattuto i recinti tra i creatori di “canoni” tradizionali e gli ex servi nel campo dell’immaginazione. Internet ha distrutto il centro culturale, introducendo coloro che si trovano ai margini in un nuovo mainstream.

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