Le fake news cinesi viaggiano su WeChat

Le fake news che viaggiano su WeChat contribuiscono a rendere l'audience prevalentemente cinese, anche quella emigrata all'estero, sempre più conservatrice

Le fake news cinesi viaggiano su WeChat

Quello delle fake news è un problema che giornalisti, publisher e altri operatori del mondo dell’editoria e della comunicazione si trovano a dover affrontare ogni giorno. Sebbene l’attenzione su questo fenomeno problematico si sia focalizzata fino ad ora prevalentemente su Facebook, un’altra piattaforma social sta contribuendo più o meno indirettamente a far circolare notizie false: WeChat.

L’app di messaggistica, sviluppata da Tencent, ha un’audience prevalentemente cinese (su 1.1 miliardi di account attivi, solo 70 milioni di questi utilizzano l’app al di fuori del Paese). Questo non significa che le dinamiche di utilizzo della piattaforma al di fuori della Cina non offrano un importante spunto di analisi, anzi. Secondo una ricerca recente pubblicata dal Tow Center for Digital Journalism, WeChat risulta una delle piattaforme attualmente più utilizzate per la diffusione di bufale e notizie false tra la popolazione cinese o di origine cinese che vive negli Stati Uniti.

Sebbene le hoax più popolari negli Stati Uniti tendano a fare riferimento a temi quali il mondo del lavoro, l’economia e il sistema sanitario, le notizie false maggiormente diffuse e popolari su WeChat tendono a riguardare altri argomenti: le politiche legate all’immigrazione e alla clandestinità, ad esempio. Ma anche quello della cosiddetta affirmative action, l’azione positiva: uno strumento politico paragonabile alle nostre quote rosa, ma esteso a diversi gruppi considerati sottorappresentati, ad esempio in base alla loro identità etnica, razziale, di genere, sessuale.

Un ostacolo per i ricercatori

Il fatto che molti dei lanci sensazionalistici e falsi (come ad esempio ‘Immigrato clandestino dà fuoco a un bosco nella contea di Sonoma’) condivisi su WeChat siano in lingua cinese, crea una barriera ancora più grande per ricercatori, giornalisti ed esperti di settore. Una barriera che sarà forse più facile cercare di abbattere, o quantomeno ridurre, anche grazie all’introduzione di politiche per molti controverse come appunto quelle dell’azione positiva, che favoriscano una maggior diversità all’interno di redazioni e centri di ricerca.

L’impatto delle fake news sul conservatorismo

Secondo l’autore della ricerca, Chi Zhang, analizzare come certi tipi di notizie e informazioni vengano costruite e presentate al pubblico americano di origine cinese, potrebbe aiutare a comprendere meglio le dinamiche che stanno rendendo questa fascia demografica, in particolare quella costituita dagli immigrati di prima generazione, sempre più conservatrice.