Baidu esce dalla Cina e sfida Google in Europa

La 'Google of China' ha già insidiato i colossi americani sui campi dell'AI e delle auto a guida autonoma. Ora entra nel mercato europeo con un centro di formazione a Londra

Baidu esce dalla Cina e sfida Google in Europa

La supremazia di Google non arriverà mai in Cina. Anzi, è Pechino che sfida il colosso del web: il messaggio arriva chiarissimo dal suo diretto concorrente asiatico, il motore di ricerca Baidu noto anche come ‘Google of China’, che ha mosso sullo scacchiere europeo una pedina decisiva. Nel concreto, Baidu sta addestrando a Londra i suoi esperti di marketing a fare pubblicità sul suo motore di ricerca. Come a dire: possiamo farlo, al posto di Google, su altri mercati oltre a quello di casa nostra. Non si tratta, in realtà, di una prima volta nel mercato occidentale: Baidu ha già sfidato i giganti Usa, lanciandosi nella corsa dell’AI e delle auto a guida autonoma.

Chi è Baidu, il Google cinese

Baidu domina il mercato cinese, gestendo un servizio di ricerca su dispositivi mobili e desktop che controlla oltre l’80% delle query di ricerca del Paese e ottiene oltre il 90% delle proprie entrate dalla pubblicità. Finora ha concentrato i suoi sforzi di espansione internazionale sui mercati emergenti: Brasile, Indonesia, Thailandia. Opera però anche in Giappone, già avanzato sul mercato del mobile. La novità è rappresentata proprio dall’espansione in Europa e Stati Uniti, dominati dal gigante mondiale della ricerca americano. In sostanza, l’offerta di Baidu replica quella di Google: servizi Pay per Click, ricerche, mappe, notizie, video ed enciclopedia.

Un centro di formazione europeo

Un ufficio a Londra, per il momento, e nei prossimi mesi un piano che coinvolgerà altre agenzie in altrettanti mercati internazionali, secondo quanto affermato dal direttore generale Linda Lin. Baidu si appoggia alla sede londinese dell’agenzia Forward3D. Qui sarà possibile vendere ai professionisti del marketing europei due tipi di corsi attraverso i quali vengono addestrati a gestire le promozioni sulla piattaforma. Il primo, che dura un giorno, offre una panoramica di base della pubblicità sul motore di ricerca Baidu mentre il secondo (una settimana) comprende l’ottimizzazione della ricerca e la nascente attività del native advertising.

La frontiera degli annunci in-feed

Lin punta sul formato degli annunci in-feed: un business che per Baidu è ancora limitato (nel 2017, soltanto 2 miliardi di yuan rispetto ai 20,4 miliardi che il motore di ricerca ha ricavato da tutte le pubblicità nel suo ultimo trimestre), ma il direttore generale ha osservato che «c’è una crescente domanda per questo formato di annunci sia in Cina sia a livello internazionale». Gli ambienti in-feed, in particolare nell’app di aggregazione delle notizie di Baidu, fra gli annunci native sembrano essere quelli destinati al maggior successo.

Una sfida su più fronti: gli investimenti nell’AI

Dei 20 miliardi di yuan (3 miliardi di dollari) che Baidu ha speso in ricerca e sviluppo negli ultimi due anni e mezzo, la maggior parte va all’Intelligenza Artificiale. Come Google, Baidu vuole utilizzare l’intelligenza artificiale per perfezionare i suoi algoritmi di ricerca, sviluppare assistenti vocali, produrre auto a guida autonoma, costruire strumenti di realtà aumentata che potrebbero presto avere applicazioni più ampie nel marketing, nel turismo e nell’assistenza sanitaria.

Ha messo insieme un team che conta 1700 membri composto da talenti delle più illustri università del mondo e ha realizzato quattro laboratori di ricerca in Cina e nella Silicon Valley. È stata anche nominata dalla Commissione per lo sviluppo e la riforma della Cina per dirigere un laboratorio nazionale di intelligenza artificiale.

Sulla scia dei colossi Usa: 1,5 miliardi di dollari sulle auto driveless

A settembre 2017 Baidu ha annunciato un fondo guida autonoma da 1,5 miliardi di dollari. Una vera e propria sfida ai colossi Usa come Waymo (impresa di Alphabet a cui fanno capo Google e altre società controllate), Tesla e Uber. Apollo, il progetto di auto driveless del motore di ricerca cinese, ha già raccolto l’adesione di oltre 50 aziende (tra le quali ci sono nomi come Ford, Daimler, Nvidia, Intel, Microsoft e Velodyne). Annunciato per la prima volta ad aprile 2017, si tratta di una piattaforma open source con lo scopo di mettere veicoli autonomi su strade e autostrade entro il 2020.

Lo scorso marzo Baidu ha ottenuto da Pechino il via libera per testare le auto a guida autonoma nelle strade della città, non a caso a pochi giorni dalle polemiche che hanno travolto Uber, dopo che a Tempe, in Arizona, un’auto driveless ha investito e ucciso una donna. Una mossa che sembra rafforzare la posizione della ‘Google of China’ anche nella corsa globale per i veicoli autonomi.