L'azienda che impianta microchip nei dipendenti

Una compagnia americana ha impiantato un microchip sottopelle a 80 dipendenti. Ecco come sta andando la fase di test di questa nuova tecnologia.

Three Square Market, un’azienda del Wisconsin, ha iniziato a sperimentare l’impianto di microchip sottocutanei tra i suoi dipendenti lo scorso anno. La fase di test si è rivelata un successo: se infatti ad agosto 2017 i dipendenti che avevano accettato su base volontaria di partecipare erano 50, quest’anno sono arrivati a quota 80.

I vantaggi dell’impianto

Nel caso di Three Square Market, I dipendenti trovano utile il microchip per azioni quotidiane quali l’acquisto di una bibita al distributore automatico aziendale, l’ingresso nell’edificio, il login sul computer aziendale, l’acquisto di cibo e bevande presso la mensa. Poco più grande di un chicco di riso, è impiantato tra il pollice e l’indice, e soltanto due persone nell’ultimo anno l’hanno rimosso, perché stavano lasciando l’azienda.

L’esempio dalla Svezia

Patrick McMullan, il presidente dell’azienda, ha preso spunto dalla Svezia. In un viaggio di lavoro nel Paese scandinavo, infatti, McMullan ha scoperto che sono molte le persone che hanno scelto di farsi impiantare un microchip sottocutaneo per accedere ad edifici o prenotare biglietti del treno. Secondo Technology Review, si tratta di uno dei pochi paesi in cui l’impianto ha preso piede in maniera consistente.

Prossimo passo? Gli ospedali

L’azienda, che vende servizi di mini market a ospedali, hotel e sale relax aziendali, sta portando i microchip negli ospedali, stavolta senza impianto. A partire da questo mese, infatti, ha avviato un test in due istituti (uno a Fort Wayne nell’Indiana e l’altro a Hudson, nel Wisconsin) per verificare quante volte dottori e infermieri/e si lavano le mani. Per farlo, il personale medico indosserà braccialetti contenenti il microchip. Avvicinato il braccialetto a un RFID reader, i lavandini si attiveranno.

Possibili limiti

Nick Anderson, associate professor in Scienze della Salute Pubblica presso la University of California, ha svelato a Technology Review le sue preoccupazioni in merito agli impianti di microchip. Si tratterebbe soprattutto di pericoli legati alla diffusione dei dati personali contenuti nei microchip, in teoria acquisibili con un semplice reader che anche i malintenzionati potrebbero procurarsi. L’altro problema riguarda l’aggiornamento della tecnologia. Come ogni tool o hardware che si rispetti, verrà il tempo in cui questi microchip verranno considerati obsoleti, rendendo necessario un aggiornamento se non dell’intero strumento quantomeno del software supportato.  


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